Stage retribuiti, per conformarsi alla UE ma non solo

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LA RETRIBUIZIONE DELLO STAGE E’ UN INDICATORE DELLA SUA QUALITA’

Per adesso non si può parlare di “obbligo normativo”: a livello europeo siamo ancora a livello di “proposta di raccomandazione da parte della Commissione Europea al Consiglio Europeo” mentre in Italia sono state incluse precise indicazioni all’interno delle Linee Guida in Materia di Tirocini in sede di Conferenza Stato-Regioni.

In sintesi per adesso non esiste ancora un obbligo di “stage retribuiti” ma è altrettanto definito un preciso “movimento d’opinione” che spinge le Istituzioni a provvedere in tal senso. In attesa che ciò avvenga è però utile ragionare sull’importanza, non semplicemente materiale, che la retribuzione dello stage rappresenta.
Beninteso l’aspetto meramente monetario non è affatto disprezzabile, anzi: nell’attuale congiuntura economica, ricevere un contributo non simbolico alle proprie spese di formazione professionale è quanto di più desiderabile ci possa essere. Il suo valore simbolico però è superiore: significa che l’azienda riconosce il valore potenziale che lo stagista può darle ed intende valorizzarlo.

E’ difficile per chiunque assegnare il giusto valore a qualcosa che ci viene “regalato”: il lavoro, se è utile, non può e non deve essere regalato. Lo stagista ha necessità di essere seguito, di un addestramento sul lavoro (training on the job), a volte di un vero e proprio affiancamento. Tutto questo può arrivare ad avere un costo importante per l’organizzazione: per questo motivo non può essere assimilato al lavoro di un individuo già formato. Da questo a ritenere che debba lavorare “gratis” ce ne passa. Purtroppo il “malcostume” in Italia è alquanto diffuso: non sapete con quante aziende dobbiamo “battagliare” per ottenere un adeguato rimborso per gli stage che organizziamo. Per non parlare delle “aziende” (anche se definirle tali è quasi un’offesa per le vere aziende) che ci chiedono di “essere pagate” per sottoscrivere un progetto di stage… malcostume ed illegalità, quante piaghe da sconfiggere!

Riconoscere un rimborso adeguato allo stagista è uno stimolo per l’azienda ad utilizzare in modo proficuo lo stage, ad impiegare bene la persona durante il periodo concordato evitando di sprecare il suo prezioso tempo, ad avere rispetto e considerazione della sua, benché minima, preparazione ed a pretendere che dei minimi risultati vengano raggiunti. Esattamente quello che serve ad uno stagista perché la sua esperienza in azienda accresca la sua professionalità.

 

di Alessandro Parisi
Direttore CTQ Spa

Categorie: News e Stage
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