Chi è Bolton Group? Tra i maggiori operatori del comparto agroalimentare italiano

Bolton Group

Iniziamo in questo numero con la presentazione di alcune delle aziende che hanno attivato una convenzione con “i Master Aziendali” e che hanno ospitato in stage alcuni dei partecipanti alle ultime edizioni del Master in Qualità e Certificazione di Prodotto nelle Aziende Agroalimentari (Richiedi Info) confermandoli poi alla fine del tirocinio.

Bolton è una multinazionale italiana con sede a Milano che si occupa a livello mondiale della produzione e commercializzazione di un vasto assortimento di prodotti di largo consumo e che insieme ad Unilever è tra le aziende leader in Europa nel largo consumo.

Opera in vari paesi e realizza il 49% del suo giro di affari in Italia, il 16% in Francia, il 6% in Spagna, in Grecia e in Benelux, il 5% in Germania, il 7% nel resto d’Europa e il 5% nel resto del mondo.

Nel settore alimentare la holding che fa capo alla famiglia dell’ imprenditore di origine greca Joseph Nissim, detiene i seguenti marchi: Rio Mare, Palmera, Tonno Nostromo, Simmenthal, Manzotin, Saupiquet, Petreet e Prima.

Peccato che al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori di questo colosso del largo consumo con 1,5 miliardi di ricavi si sappia poco o niente nel mondo accademico.

Realtà come Bolton sono una delle evidenze di quanto i neolaureati italiani siano distanti dal mercato del lavoro nel quale vorrebbero entrare;  nello specifico la maggioranza di coloro che vorrebbero sviluppare un loro percorso professionale nel settore dell’agroalimentare dichiarano che vorrebbero lavorare in una “grande azienda”, quasi mai riuscendo a definirne le caratteristiche e soprattutto senza conoscerne nemmeno i nomi.

Aldilà dei super classici Barilla e Ferrero, le cui campagne pubblicitarie hanno reso “storici” questi marchi e che si vedono recapitare inutilmente i curricula di praticamente tutti i laureati italiani interessati al settore, non c’è, una volta conseguita la laurea,  una conoscenza adeguata del mercato che, rappresentando il proprio obiettivo professionale, dovrebbe invece essere studiato e conosciuto approfonditamente, a partire dai suoi attori principali.

La realtà invece è che organizzazioni come Bolton risultano quasi sconosciute ai neolaureati, che hanno fatto un percorso di studi incentrato sull’agroalimentare.

Come è possibile che domanda ed offerta di lavoro si possano incontrare se il sistema formativo produce laureati che non conoscono i principali attori del settore in cui vogliono entrare?

Da questo punto di vista gli studenti non possono e non devono attendere che altri gli “insegnino” a conoscere il settore nel quale vogliono entrare, ma devono sfruttare tutte le informazioni cui oggi, con facilità, possono accedere per costruirsi la propria professionalità che non consiste soltanto di formule e competenze tecniche ma anche di conoscenze del mondo del lavoro a cui si aspira.

Se vuoi maggiori informazioni sul Master partner di Bolton Group, clicca qui

di Lorenzo  Bellofatto

Sales Senior Account of Training Services

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1 commento

  • Mi auguro che i ragazzi/e che stiano per laurearsi possano avere idee chiare su come e dove candidarsi in base ai propri punti di forza personali, oltre che per la mera preparazione nozionistica (e a volte, purtroppo, nemmeno sufficiente preparazione tecnico-pratica).
    Un altro consiglio importantissimo: studiare BENE almeno una seconda lingua (per bene si intende impegnarsi seriamente a praticare la lingua e a diventare almeno più che accettabile nella comprensione e produzione con madrelingua).
    Oggi il mercato del lavoro è competitivo e globale. Non è più pensabile confrontarsi col vicino proveniente da un’altra regione. Bisogna uscire da una tendente logica al provincialismo – tipica italiana – e confrontarsi con persone che competono per lo stesso posto anche all’estero. I contendenti per il tuo posto di lavoro nella multinazionale è indiano, spagnolo, cinese, inglese, americano, ecc.
    Persone probabilmente più giovani di te che ti faranno il colloquio (in inglese, per chi si candida in multinazionali straniere) e altre sfide che in media un laureato italiano di qualche anno fa – spero non quello odierno – non riusciva nemmeno a immaginare.
    Comunque, tutto questo è stimolante, anche se talvolta scoraggiante :-)

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