Bamboccioni o Vittime Incolpevoli

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Bamboccioni o vittime incolpevoli?

Adesso che sembra essersi finalmente placato il “polverone mediatico” scatenato dalle parole di John Elkann che aveva recentemente parlato dei giovani che non colgono le occasioni di lavoro che ci sono perché “stanno bene a casa”, possiamo provare a ragionare in modo più razionale sull’argomento.

Sinceramente schierarmi con una o l’altra delle solite “fazioni all’italiana” non mi appassiona. Nessuna delle due immagini allegoriche (“bamboccioni/choosy” vs. “vittime della società”) da sola rappresenta fedelmente la realtà che è certamente molto più variegata e complessa. Per fare qualcosa di utile per i nostri ragazzi dovremmo fare meno polemiche e concentrarci invece sulle barriere “strutturali” che limitano fortemente la loro competitività rispetto ad un mondo del lavoro sempre più competitivo.

Fra le tante informazioni disponibili ne ho selezionate alcune che a mio parere rappresentano le vere priorità su cui concentrarci:

  1. I laureati italiani non superano il livello di competenza raggiunto dai diplomati giapponesi, finlandesi e olandesi (fonte indagine OCSE PIAAC ottobre 2013)
  2. Nel 2013 sono rimasti vacanti 65.000 posti di lavoro a causa di un’offerta inadeguata (fonte McKinsey)
  3. In Italia solo il 46% degli studenti effettua una forma di stage contro il 61% della media europea (fonte IlSOle24Ore)
  4. In Italia passa dai Centri per l’Impiego l’1% delle assunzioni, in Francia il 60% dei giovani trova assistenza nelle agenzie per il lavoro (fonte IlSOle24Ore)
  5. Soltanto il 6,6% degli italiani fra i 25 ed i 64 anni ha partecipato nell’ultimo anno ad un corso di formazione professionale; la media europea è del 13% mentre nei paesi scandinavi la percentuale sale al 30% (fonte Min. del Lavoro)

Quest’ultimo dato lo trovo particolarmente inquietante: ci scagliamo contro i giovani che non hanno le competenze giuste che il mercato richiede ma da chi dovrebbero prendere esempio? Dagli adulti italiani? Stiamo freschi…

Di Alessandro Parisi

Categorie: Famiglia & Lavoro
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1 commento

  • Hai centrato perfettamente il cuore nevralgico del disagio giovanile nella conclusione, Alessandro Parisi. Io sono fermamente convinta che non ci sia educazione migliore del dare l’esempio giusto come adulti, e per chi è genitore ancora più.
    La cosa che mi angoscia di più di questo paese non è la mancanza di lavoro, ma l’arrogante ignoranza di chi lo governa e la patologica supervisione familiare. Forse perché restare sul mediocre eviterebbe a queste persone “adulte” di fare i conti con sé stesse. Gli adulti che dovrebbero darci l’esempio sono pigri e (maldestramente) furbi.
    P.S. Condivido ciò che dice Elkann, anche se la sua predica arriva da un pulpito sbagliato…

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